35 ANNI CON LADY OSCAR

di Elena Romanello
 

 

Trentacinque anni fa, il 1 marzo del 1982, su Italia 1, allora proprietà dell’editore Rusconi, alle 20, ora che veniva dedicata in quegli anni all’animazione giapponese di recente produzione, debuttava Lady Oscar, portando un nuovo tassello a quell’universo di manga ed anime che dal 1978 aveva sconvolto l’immaginario dei giovanissimi e non solo del bel Paese.

Il successo fu enorme, pare che oltre cinque milioni di spettatori seguissero le avventure di madamigella Oscar alla corte di Maria Antonietta: la bellissima sigla dei Cavalieri del Re scalò le classifiche, il Corriere dei Piccoli propose un non eccelso adattamento a fumetti realizzato in Italia ma anche poster e copertine con fotogrammi originali, mentre nell’autunno successivo debuttò una traduzione incompleta e colorizzata del manga di Riyoko Ikeda allegata al giornalino di Candy Candy del Gruppo editoriale Fabbri.

Difficile pensare oggi cosa volesse dire essere appassionati di un manga e di un anime prima dell’avvento delle fiere del fumetto e di Internet, ma la passione per Lady Oscar ha accompagnato molti fan fino ad oggi, e anche chi non si è poi più interessato al mondo del made in Japan.

Grazie a Lady Oscar molti si appassionarono alla Storia di Francia e alla Rivoluzione francese, e non è un caso che Riyoko Ikeda sia stata insignita anni dopo della Legion d’Onore per meriti artistici. La serie animata fu replicata varie volte e continua ad essere replicata, sia pure con un bel po’ di tagli e una sigla che non piace come la prima, per leggere il manga in edizione integrale si è dovuta aspettare negli anni Novanta la Granata Press, e poi le edizioni successive, fino alla recentissima della Goen.

Cosa è rimasto di questa passione oggi? Beh, tante cose e non solo materiali. I dvd, le repliche, le ristampe dei manga sono fondamentali, alle fiere i gadget non sono tanti ma ricercati e pregiati, ogni tanto ci sono cosplayer in tema se non altro originali in un mondo che tende a seguire il successo del momento, che sia Naruto o Harley Quinn.

Lady Oscar ha ispirato viaggi, interessi culturali, ha presentato un modello di donna forte, coraggiosa, fuori dai canoni eterosessisti di donnette deboli e sottomesse di troppa narrativa e cinema di cappa e spada, ha anticipato l’ondata di ragazze guerriere che poi ha invaso la cultura pop dagli anni Novanta in poi, dalle guerriere Sailor a Buffy, da Xena a Madoka Magica.

Un personaggio complesso e affascinante, al centro di una vicenda originale, intrigante, ben documentata sul piano storico, che rinuncia allo stereotipo del lieto fine in maniera coraggiosa, presentando la prima morte tragica di un’eroina ma creando un mito.

Per cui auguri a Lady Oscar e a chi c’era allora ed è cresciuto insieme a lei, ma anche a chi è arrivato dopo. A chi ha ancora i ritagli del Corriere dei Piccoli e a chi dà la caccia alle fiere ad action figures e art book. A chi grazie a Lady Oscar conosce a menadito la reggia di Versailles e a chi oggi fa vedere l’anime a figli e nipoti.l’anime a figli e nipoti.