Premessa: Dunque, prima lasciarvi nella lettura della terza parte della mia fanfiction, che mi auguro di cuore vi sia piaciuta, volevo fare un ringraziamento particolare ad una persona importantissima, che mi ha aiutato molto nello svolgimento di quest'ultima parte. Infatti, mi era venuto il cosiddetto "blocco dello scrittore" e se non ci fosse stata questa persona, probabilmente avreste aspettato a lungo prima di leggere la fine della storia. Grazie Daniele!

L'ULTIMA DANZA

Parte Terza

 

STRANE IDEE


"Ma che malsana idea mi passa per la mente! Come posso ancora pensare ad una cosa simile? E' il colmo!".
Questo si diceva Oscar, guardando l'abito "à la odalisque" che aveva indossato quella sera al ballo. Era un abito scomodissimo, e Oscar se n'era subito accorta quando, movendo i primi passi, era inciampata sull'orlo finendo a terra. Aveva giurato che quella era la prima e l'ultima volta che avrebbe indossato un abito femminile, eppure… Dopo essere tornata a palazzo Jarjayes, una volta liberatasi dell'uniforme, aveva aperto l'armadio e preso il vestito verde acqua. Accarezzava l'orlo ricamato d'oro con le dita, andando con la mente a ritroso sul suo ingresso nella Sala degli Specchi. Tutti gli occhi puntati su di lei, senza sapere che la donna che avevano davanti era il famoso comandante delle guardie reali, cresciuta come un uomo per volere del padre. Nonostante la tensione, quella sensazione le era piaciuta… il mistero che l'avvolgeva l'aveva resa ancora più bella agli occhi dei nobili… Nonostante non volesse ammetterlo, era compiaciuta da se stessa, da come era apparsa quella sera. Non è difficile immaginare che Oscar fosse molto perplessa da questi suoi pensieri, pensieri che non le avevano mai attraversato la mente o meglio… non allo stesso modo. Per un attimo ricordò la soddisfazione provata nel ferire il Duca di Germain che aveva ucciso quel bambino in mezzo alla strada, sotto gli occhi della madre.
"Infondo mi dispiace che quest'abito debba rimanere chiuso nell'armadio…"
"Oscar! E' ora di cena!"
"Si André, arrivo subito"
Così dicendo chiuse l'armadio e si diresse verso la porta: una malsana idea le balenava per la mente.

 


PROPOSTE INASPETTATE

"Cos'hai Oscar? Ti vedo strana…"
"Eh? No, non ho niente, stai tranquillo"
"Dici? Io avrei qualche dubbio in proposito, se devo essere sincero"
La luce delle candele era fioca. André, dopo cena, era entrato nella camera di Oscar portando con sé del liquore e due bicchieri. Durante il giorno non avevano potuto passare molto tempo insieme, per via degli impegni di Oscar, e lui voleva rifarsi passando la serata in sua compagnia, beandosi almeno in quei momenti di lei. Erano seduti sul letto, uno di fronte all'altro e Oscar aveva preso dal cassetto della scrivania un mazzo di carte. Quella sera, si disse, si sarebbero divertiti.
"André, posso chiederti un favore?"
"Ma certo, dimmi pure"
"Dunque… oggi, quando siamo tornati a casa, sono salita qui in camera e ho aperto l'armadio. Ho visto il vestito di quella sera e mi è dispiaciuto che rimanesse lì dentro, senza essere utilizzato"
"Oscar, forse comincio a capire quello che vuoi dire"
"Bene, così mi sarà più facile parlartene"
"Posso dirti che sono convinto che tu stia facendo un errore?"
"Non lo escludo, ma mi sento in dovere di farlo"
"In dovere?"
"Si. Vedi, vorrei di nuovo danzare con quell'abito, ma stavolta per me sola. Ecco! Scala reale!"
"Accidenti! Mi hai battuto di nuovo! Cambiando discorso, se hai intenzione di andare al ballo vestita di nuovo con abiti femminili, dovrai pur far sapere a tutti chi se. Comunque, esattamente che favore dovrei farti? "
"Ecco… dovresti venire al ballo con me"
Tosse. Il liquore gli era andato di traverso "Cosa?!"
"Si André, dovrai farmi da cavaliere"
"No Oscar, mi riconoscerebbero, e non voglio farmi vedere con una donna…"
"Scusami, e perché?"
"N-no… niente… affari miei…"
"Come vuoi, non insisto nel sapere i tuoi affari" e bevve l'ultimo sorso con l'aria di chi la sa lunga "ma ho pensato anche a questo" si alzò dal letto. "Puoi scioglierti i capelli e truccarti un po' il viso; in questo modo stai pur certo che nessuno ti riconoscerà: ti hanno sempre visto con i capelli legati e non potranno mai immaginare che tu sia il mio cavaliere"
Anche André si alzo dal letto. "Guarda, puoi chiedermi tutto, ma non di incipriarmi il volto. Ma riesci ad immaginarlo?". Aria di disgusto. Oscar rise. "Si, hai ragione, André. Questo vuol dire che mi accompagnerai?"
"Tu cosa dici Oscar…." Disse sconfitto. Tutto sommato, era contento che Oscar gli avesse fatto quella proposta ma aveva paura che potesse essere riconosciuto. "Hai vinto di nuovo…".



L'ULTIMA DANZA

I cancelli dorati del cortile brillavano alla luce delle fiaccole. Le stelle brillavano nella notte e la luna si stagliava alta nel cielo, i cui raggi si riflettevano nell'acqua delle fontane e delle vasche dei giardini della reggia. Nel cortile c'era un viavai di carrozze, di lacchè in livrea, di nobili truccati e imbellettati.
"André, sei pronto?"
"Quasi"
Oscar si guardò allo specchio e vide la sua immagine riflessa. Era difficile ammetterlo, ma si trovava molto bella in quegli abiti. Il trucco leggero le illuminava il volto e i capelli raccolti, con due ciuffi davanti le orecchie, lo incorniciavano.
"Eccomi Oscar, sono…"
André era entrato in camera sua; era rimasto folgorato nel vederla di nuovo con quell'abito. La trovava già bellissima, ma il vestito risaltava le sue forme, la rendeva più bella del solito e lui non poteva resistere a tanto. Oscar era rimasta un po' imbarazzata per lo sguardo che André le aveva rivolto. Non poteva non notare come era bello André quella sera. I capelli lunghi e sciolti lungo le spalle, un abito blu con ricami d'oro che risaltava il colore dei suoi occhi. Ma perché ci stava pensando? La donna era perplessa.
"Cos'hai Oscar?"
"N-no… niente André. Allora, andiamo?"
"Madamigella" disse porgendole il palmo della mano "Andiamo".
La festa era quasi al suo culmine. Maria Antonietta aveva danzato per tutta la serata, quasi a voler imprimere nella sua mente per l'ultima volta quell'atmosfera sublime che l'aveva circondata per tutta la sua vita alla corte francese fino ad allora. Il minuetto di Boccherini risuonava per tutta la sala. I gentiluomini e le dame si muovevano accompagnati dalle note. Sarebbe stato difficile dimenticare una scena del genere.
La musica cessò improvvisamente, mentre una coppia entrava silenziosamente in sala. Tutti gli occhi erano puntati su di loro; due in particolare erano gli occhi che li fissavano, gli occhi di un gentiluomo in alta uniforme. Hans riconobbe immediatamente la donna bionda… si trattava della misteriosa contessa con cui aveva danzato quella sera; non sapeva assolutamente chi fosse ma era molto attratto da lei, o meglio, dal mistero che la circondava.
Anche André faceva la sua bella figura. Nonostante avesse frequentato la corte già da parecchi anni, nessuno l'aveva riconosciuto con quegli abiti e i capelli sciolti. Le dame lo guardavano con occhi dolci. André era in imbarazzo. Oscar palesemente infastidita.
"Ma che bisogno c'è di guardarti a quel modo?"
"Oscar…"
"André. Fammi ballare"
E così si mossero verso il centro della sala. André prese la donna per la vita e cominciarono a muoversi sulle note di minuetti, concerti e sinfonie.
"Hai visto chi c'è?"
"Si André. C'è il conte di Fersen"
"Non sembra averti riconosciuto"
"Così pare. Vieni, proviamo ad avvicinarci a lui"
"Ma cosa vuoi fare? Aspetta!"
Ma non poté impedirglielo. Danzando, iniziarono lentamente ad avvicinarsi a Fersen, che continuava a fissare la donna senza riconoscerla! Ma com'era possibile?! Le dame continuavano a fissare André… Dio! Che rabbia!!!! Per un attimo Oscar pensò che sarebbe stata felice se fossero diventate cieche di colpo! E quello stupido di Fersen! Che non si era nemmeno accorto che era Oscar François De Jarjayes, e non una contessa straniera, quella donna che ballava vicino a lui e con cui aveva già ballato. Stupido, stupido, stupido! André riusciva a stento a trattenere le risa. Era davvero una situazione comica! Assurda! Un attendente vestito da nobile che ballava insieme al comandante delle guardie reali, vestita da donna. Le donne che lo spogliavano con gli occhi e Fersen che non si era accorto che Oscar, arrabbiatissima, gli era di fronte.
"Oscar, usciamo fuori in giardino?"
"Si, è meglio cambiare aria".
Uscirono in giardino. La musica si faceva sempre più impercettibile mentre si sentiva sempre di più il rumore degli animali notturni.
"André, ho un po' di mal di testa"
"E' normale, per una che ha ballato solo tre volte in vita sua", disse ironico.
"Eh? Ma come ti permetti? Brutto…"
Ma André la prese per i polsi.
"Va bene, va bene. Scherzavo. Comunque, se vuoi lì infondo ci sono degli alberi. Puoi appoggiarti un po' lì, prima di rientrare. Ci conviene rientrare presto prima che possano spettegolare su di noi".
"Che pensino pure quello che vogliono! Non mi importa nulla di ciò che pensano quelli lì" disse indicando il luogo donde provenivano le luci e la musica. "Ah… adesso mi sento un po' meglio".
Si era appoggiata ad un albero. André le stava di fronte.
"E poi non preoccuparti. Non ci ha riconosciuti il conte di Fersen, che ha frequentato la nostra casa per non so quanti anni! E' impossibile che ci abbiano riconosciuti gli altri. Nemmeno la regina, nel momento in cui siamo entrati, era presente. Quindi, sta' tranquillo. E finché non sanno chi siamo in realtà, possono dire tutto ciò che vogliono. Ti ripeto, a me non importa proprio nulla!"
"Si, hai perfettamente ragione. Comunque, ti rendi conto? Fersen non ti ha riconosciuto! Ma è mai possibile? Infondo con un po' di trucco in viso e i capelli acconciati non sei poi tanto diversa…"
"Dici davvero?" Una fiamma nello sguardo.
"Si, dico davvero. Vedi Oscar, io ti ho sempre visto come una donna, con o senza l'uniforme. E, se potessi prendere delle decisioni sul tuo aspetto o sul tuo modo di essere, vorrei che rimanessi sempre come sei, senza cambiare mai".
Ma che stava dicendo? Aveva bevuto? No, non aveva nemmeno cenato! E allora perché stava parlando con quella sincerità. Doveva smetterla perché rischiava di far arrabbiare Oscar.
"Mi piaci così come sei"
"Io… io ti piaccio?"
"Si Oscar, mi piaci tantissimo".
Ma era scemo o cosa? BASTA!!!! Non doveva avvicinarsi così pericolosamente a lei… perché le stava accarezzando il viso? NO! Doveva smetterla, e subito. Ma non la smetteva! E Oscar, non sembrava affatto dispiaciuta, anzi, assecondava col viso quella carezza, socchiudendo gli occhi e reclinando il capo.

"André…"
Ecco! Lo stava facendo! E adesso, che sarebbe successo? La stava
abbracciando e baciando, con tutto l'amore che poteva, che provava
per lei, e Oscar non era affatto dispiaciuta. Si staccò da lei.
"Oscar… scusami… non dovevo… scusami tanto. E' solo che questa sera… non so…" gli occhi bassi: non riusciva nemmeno a guardarla in
viso. Che mascalzone!
"André…"
L'uomo alzò lo sguardo. Lo sapeva: gliel'avrebbe fatta pagare cara.
"Si…"
"Vieni qui". E lo attrasse nuovamente a sé. Ma stavolta il bacio fu più profondo, più passionale. Si staccarono, ansimanti.



"E adesso Oscar, cosa faremo?"
La donna gli sorrise.
"André, non so cosa faremo. Voglio solo tornare a casa insieme a te, adesso".
"Oscar?"
"… e…"
"E?"
Stavolta era lei che teneva gli occhi bassi.
"Voglio che tu mi tenga sempre vicino a te".
Alzò gli occhi verso l'uomo e quelli che vide furono occhi lucidi, commossi, pieni di gioia, di felicità.
"Certo Oscar, andiamo. Ti seguirò dovunque, amore mio…".


 

Fine

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