LE ROSE FIORISCONO AD ARRAS

Parte Seconda

 

Era mattino presto quando si misero in cammino. Anche se avevano dormito poco, visto l’ora in cui erano andati a dormire, si sentivano freschi e riposati.
Arrivarono alle vicinanze di Arras quando il sole aveva compiuto quasi la metà del corso che gli spetta da sempre. Da lontano Oscar aveva visto il mare; quanto tempo era passato dall’ultima volta. Decise di andare in spiaggia. Dopo aver comunicato le sue intenzioni ad André, spronò il suo cavallo al galoppo. I suoi capelli, adesso, erano alzati dal vento, mentre incitava il cavallo a galoppare più velocemente.
André era rimasto estasiato da quell’immagine; il suo perfetto ed agile corpo lo impressionava, e più la guardava, più sentiva l’impulso di abbracciarla e stringerla forte. Mandò anche lui il suo cavallo al galoppo, cercando di non perdere di vista la meravigliosa figura che lo precedeva.
Appena arrivata sulla spiaggia, Oscar scese dal suo cavallo e si sdraiò con le braccia aperte sulla sabbia. André silenziosamente la imitò ed entrambi rimasero a guardare i gabbiani librarsi in cielo per poi tuffarsi in cerca di qualche pesce.
All’improvviso ad Oscar venne voglia di farsi un bagno: con grande meraviglia di André si tolse gli stivali e la giacca; rimase solo con la camicia e i pantaloni. Si buttò in acqua con un’eleganza che avrebbe fatto invidia perfino al dio del mare.

Lo incoraggiò a buttarsi:
"André perché non vieni? L’acqua è splendida" gli disse.
"Non quanto te" pensò André.
Suo malgrado rifiutò l’invito: solo Dio sa quanto avrebbe voluto stringere a se quel corpo ma se si fosse avvicinato troppo a lei, non avrebbe più potuto resisterle. Già adesso faceva tanta fatica.
Quando uscì dall’acqua sembrava una sirena: i suoi vestiti erano fradici e grondavano acqua, la sua camicetta le stava aderente e mostrava le sue forme da troppo tempo nascoste. Andrè stava morendo e, a fatica, distolse lo sguardo. I capelli le ricadevano sul viso che, anch’esso, grondava d’acqua.
André stava per cedere ma fortunatamente si riprese.
Oscar tirò fuori, da una delle sue valigie, un telo di stoffa, col quale cominciò a strofinarsi i capelli che, biondi com’erano, alla luce del sole sembravano quasi abbaglianti.
André voleva baciarla, stava per avvicinarsi ma, pensando che ciò potesse compromettere ancora una volta la loro amicizia, si ritrasse. Le rimaneva solo quella ormai.
Oscar non se ne accorse e continuò a strofinarsi i capelli sotto lo sguardo ammaliato di André.
I capelli erano ancora umidi quando si distese sulla spiaggia, chiuse gli occhi e si addormentò.
André continuava a guardarla. Non sapeva più cosa fare: stava combattendo contro il nemico più difficile da abbattere: se stesso.
La sua ragione gli diceva di calmarsi, di non pensare a ciò che aveva accanto, mentre il suo istinto e il suo cuore gli dicevano di avvicinarsi a d Oscar, di sfiorarle il viso e baciarla, come nei sogni che riempivano la sua mente sempre, che non lo facevano dormire e che lo facevano soffrire, soffrire così maledettamente.
Si avvicinò a lei tante volte e tante altre si ritrasse.
Aveva appena acquistato la sua fiducia e la sua amicizia e non poteva tradirla per la seconda volta, non se lo sarebbe mai perdonato.
La lotta che ebbe contro se stesso fu difficile: alla fine il suo istinto prevalse. Lei dormiva, aveva un viso così dolce e sereno, come se fosse ancora una bambina. Un lampo di tenerezza pervase la mente di André. Si avvicinò a lei, con la mano destra le sfiorò i capelli, erano ancora umidi, un ciuffo le ricadeva davanti l’occhio sinistro.
"Basto io a dover nascondere il mio occhio" disse sottovoce.
Dolcemente glielo allontanò, Oscar ebbe un sussulto ma non si svegliò.
La mano di André passò dai capelli al viso e dal viso al collo. Adesso non riusciva più a fermarsi, era andato troppo in fondo per tornare indietro; si avvicinò al suo viso, poteva sentire il suo respiro, le sfiorò le labbra.
Non poté continuare, Oscar improvvisamente si era mossa, ma non si era svegliata.
André si ricompose, si calmò. Aspettò mezz’ora prima di svegliarla.
I suoi capelli ora erano asciutti, non si era accorta di niente ma era felice, si sentiva felice come se mentre dormiva le fosse accaduto qualcosa, ma non esattamente cosa. Credette che fosse solo una sua sensazione e non ci fece caso.
"Credo sia ora di andare a casa" le disse "ancora abbiamo molta strada da fare", ed infatti era così. Arrivarono alla tenuta di Arras un’ora dopo mezzogiorno.
La tenuta era di proprietà della famiglia Jarjayes da molti anni ormai. Era stata ristrutturata cinquant’anni prima dal nonno di Oscar, secondo la moda di allora.
Era enorme, con molte camere, tutte riccamente arredate.
La cosa che affascinava di più i due era lo stemma di famiglia: un leone blu che impugna una spada. Da piccoli lo avevano sempre ammirato. Piaceva di più ad André che, quando da piccolo aveva cominciato a far parte di quella famiglia, lo sentiva anche suo.
Mangiarono qualcosa e poi si diressero ognuno nelle proprie stanze. Avevano salito la scala insieme, l’uno di fianco all’altra. Le loro stanze erano vicine ma André volle lo stesso accompagnarla alla porta della sua camera. A malincuore Oscar la richiuse alle sue spalle, non era ancora pronta per rivelarsi, lo sentiva. Anche André si recò nella sua stanza.
Fecero una bella dormita.
Si svegliarono solo poco prima che fosse servita la cena.
Oscar s’era cambiata: aveva un paio di pantaloni, stretti in vita da una fascia bordeaux e una delle sue solite larghe camicette di lino; aveva lavato i suoi capelli: adesso erano di nuovo ondulati e soffici.
Uscì dalla stanza, si sentiva riposata e felice, felice di trovarsi in quel luogo a lei tanto caro con il suo André.
André era fermo vicino le scale, cercava di rendersi utile, davanti agli occhi di Oscar. In realtà la stava aspettando ma non voleva darlo a vedere: avrebbe potuto offendersi pensando che lui la stesse trattando come una donna, cosa che le aveva sempre dato fastidio.
Faceva avanti e indietro nella sala. Appena la vide scendere si fermò improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno. Quando scese le disse:
"Vedo che hai dormito a lungo" con una nota scherzosa come per dirle: " Dormigliona!".
Si stupì vedendo che non ribatteva.
"Non mi avrà sentito" penso tra il sorpreso e il frastornato.
Invece l’aveva sentito.
Durante la cena parlarono a lungo dei ricordi d’infanzia. Quando Oscar aveva compiuto sette anni, sue padre le aveva regalato due spade, non le solite spade corte che usava a quell’età, ma lunghe spade da adulti. Quando le ebbe ricevute corse subito da André, allora aveva otto anni.
"Questa è per te" gli disse con aria più che felice.
"No Oscar, non posso accettarla, questa spada fa parte del tesoro di famiglia, l’hai ricevuta in dono da tuo padre" aveva detto lui.
"Veramente è stato proprio mio padre a dirmi di dartela".
André l’aveva presa in mano; da quel giorno avevano tirato sempre di scherma come fratello e sorella.
Avevano parlato tanto, tanto da dimenticare tutto ciò che era successo durante quel periodo: l’incidente di quella notte, il muro che s’era creato tra loro… tutto era passato, era stato dimenticato come se non fosse mai esistito. Ora erano di nuovo gli amici di sempre, forse adesso qualcosa di più.

Dopo cena, come sempre, quando tutta la servitù fu congedata, André e Oscar si recarono nella stanza adiacente la sala da pranzo. Anche questa, come le altre stanze, era riccamente addobbata. Era una delle stanze più grandi: un grande camino acceso emanava calore per quasi tutto il pianterreno; c’erano armi di tutti i tipi: spade, spadini, coltelli, fucili, pistole. In passato era stata un’armeria ma, dopo la ristrutturazione, era diventata un salotto.
André s’era seduto su una massiccia poltrona di legno intagliata; vicino a lui Oscar era accasciata su un divanetto, entrambi vicino al fuoco.
Avevano continuato a parlare come non facevano da tempo e tutto ciò li rese felici. Dopo una lunga pausa di silenzio, André si alzò dalla comoda poltrona per recarsi nell’altra stanza. Tornò dopo un po’ con due calici di vetro e una bottiglia di Borgogna. Con suo grande stupore scorse la sagome di Oscar distesa sul divano, con la testa inclinata verso il camino, che dormiva.
Aveva un viso così sereno e beato che André non volle svegliarla per portarla nella sua camera, così prese una coperta a gliela mise addosso.
Non riusciva a staccarle gli occhi di dosso ; era felice e beata come quand’era sulla spiaggia. Si versò un po’ di vino nel calice, ne bevve un sorso.
Il suo sguardo fu catturato da un libro posto sulla mensola del camino: era sottile e piccolo, con la copertina rossa; dalla rilegatura poté osservare che il libro non era stato acquistato di recente.
André lo prese, aprì una pagina a caso e incominciò a leggere:
"… la ragazza dai capelli corvini si avvicinò alle spalle di Victor sfiorandogli con una mano la spalla. Appena lui si volse, lei si avvicinò e lo baciò…"
Era una delle tante scene che aveva visto nei suoi sogni. Chiuse gli occhi. Non ebbe neanche il tempo di formulare questo pensiero che una mano gli sfiorò la spalla. Improvvisamente si girò.
Alla luce fioca del camino, ormai quasi spento, intravide una figura alta, esile e con i capelli lunghi… era Oscar.
Provò a dire qualcosa ma lei gli mise un dito davanti le labbra, si avvicinò e lo baciò.
Entrambi non avevano mai provato una sensazione così bella; anche quando lui l’aveva baciata in quella famosa notte, non aveva mai provato ciò che invece sentiva adesso. Ognuno poteva sentire il respiro dell’altro, le loro anime erano come diventate una sola.

***

Nel letto a baldacchino di André, i due erano abbracciati. Oscar dormiva sul suo petto. André non poteva dormire, la guardava incantato, in silenzio.
Finalmente era sua, la sua Oscar. Queste parole gli risuonavano nella mente; aveva sofferto tanto, in alcuni momenti aveva quasi creduto di morire, ma ora… ora la costanza e l’amore che aveva sempre provato erano stati premiati.
Lei accanto a sé dormiva felice e soddisfatta.
Tutte le emozioni che aveva provato… che avevano provato insieme… una lacrima gli scese lungo il viso; Oscar, che s’era appena svegliata, con un lieve bacio sulla guancia inumidì le sue labbra con la lacrima del suo amato.
La tentazione fu troppo forte.
Con la semplice scusa di voler restituita la lacrima la baciò appassionatamente sfiorandole i capelli.
Improvvisamente pensò al libro sul quale aveva letto quella misteriosa frase. Descriveva esattamente quello che era successo. Pensò che glielo avesse messo Oscar, ma non ne era sicuro. Se fosse stata lei, come avrebbe saputo quale pagina lui avesse intenzione di leggere?
Non ci pensò più, non ne ebbe il tempo; Oscar gli aveva messo le braccia intorno al collo e lo stava fissando negli occhi. Egli si perse in essi e dimenticò tutto, non ci volle più pensare, era impegnato adesso… impegnato a contemplare gli occhi della sua amata.
Rimase con quel dubbio ma non gli importava: forse era stato il destino, chissà.

 

Fine

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